Dal 1951 al 1957

Vittorio era ormai totalmente impegnato nell'attivita' commerciale, in quella sportiva, nella trasformazione di telai di autocarri piccoli e medi e nella produzione di banchi prova motore. Fu preziosa l'opera prestata dai suoi inseparabili collaboratori Renato Cornia e Franco Goldoni. Un valente suggeritore tecnico fu l'ingegner Alberto Massimino, mentre, per la linea delle carrozzerie, si inseri' l'amico Franco Reggiani, disegnatore e artista dal carattere estroverso. Le bialbero rafforzarono l'immagine delle Stanguellini vincenti nel mondo. Una vittoria risonante ottennero gli americani Behm-Haas-McArthur alla 12 ore di Sebring nel 1957. Curioso flash, il titolare della Mercury acquist0' una 750 e dopo aver gareggiato per un anno sostitui' l'originale bialbero con un fuori bordo a due tempi per dimostrare la bonta' del prodotto della sua azienda. Il nome Stanguellini era diventato famoso e la sua officina meta di visite da parte degli appassionati, cosi' ne parla Guido Piovene nel suo "Viaggio in Italia" del 1956: "Stanguellini il trasformatore... trasforma in automobili da corsa comuni automobili Fiat. Industria di calcolo e di esattezza, quella di Stanguellini consiste soprattutto nell'alleggerire le macchine, ... buca tutto quello che puo', asporta per togliere peso; strana bottega in cui si pagano ventimila lire per ogni chilo in meno". Ecco come chiuse il famoso giornalista sportivo Gianni Marin un suo articolo sul "mago " modenese: "Ci sara' qualcuno che passando da Modena potra' anche far a meno di salire sulla cima della Ghirlandina o di ammirare la "Secchia rapita" ma se e' uno sportivo, una scappata da Stanguellini e una breve visita alla "Corte dei miracoli" (come chiamano la sua officina) non puo' assolutamente fare a meno di farle".