Storia del più antico costruttore di
automobili di Modena

Automobili stanguellini

Nel mondo dei motori dal 1900

A Modena la tradizione motoristica è così forte da essere ormai entrata a far parte nell’identità culturale del luogo. I Modenesi sentono di avere nel sangue la passione per le auto da corsa, una passione a cui non possono rinunciare, come non rinunciano a un buon piatto di tortellini con un bicchiere di Lambrusco. Chi vuole conoscere Modena e la sua essenza culturale, non può fare a meno di cominciare dalla buona tavola e dalla storia delle sue automobili.

Nella città emiliana questa storia inizia molto presto: l’interesse per i motori attecchisce già all’inizio del secolo scorso generando piccole officine destinate a diventare grandi costruttori di auto corsa, alcune tra le più veloci al mondo.

Tra queste c’è la Stanguellini, il più antico nome modenese attivo nel campo delle automobili. Nel 1900 Francesco Stanguellini inizia a dedicarsi con fervore ai motori, convertendo in officina auto l’attività fondata dal padre Celso nel 1879 per la produzione di timpani da orchestra con accordatura meccanica da lui stesso brevettata.

L’amore per i motori ha origini antiche in casa Stanguellini: già nei primi anni del Novecento Francesco correva con i tricicli a motore e poi con una Ceirano e una Scat, diventando poi il primo rappresentante Fiat a Modena. Nel 1925 la giovane Scuderia Stanguellini acquista notorietà facendo correre e vincere le motociclette modenesi Mignon.

ELABORAZIONE DELLE AUTOMOBILI, NASCE LA SQUADRA STANGUELLINI

Lo sportivo e dinamico Francesco scompare prematuramente nel 1932 e Vittorio, l’unico figlio maschio, si ritrova con la responsabilità dell’azienda a 22 anni. Dotato di uno straordinario intuito per i motori, Vittorio si concentra sull’elaborazione delle automobili, trasformando questa passione in una vera e propria attività continuativa dal 1936. Le prime costruzioni furono vetturette Sport 750 e 1100 Sport Nazionale ed anche una imponente 2800, sempre di derivazione Fiat.

Nel 1937 venne costituita la prima Squadra Stanguellini, così composta: Baravelli su Fiat 500, Rangoni su Fiat 508 Sport, Severi su Maserati 1500, Zanella su Fiat 500. Francesco Severi con la sua Maserati 1500 modificata Stanguellini e particolarmente curata dal capo meccanico Renato Cornia, ottenne il primo posto assoluto nella 28° Targa Florio. Nel 1938 Giulio Baravelli vinse la XII Mille Miglia con la 750 Stanguellini; altre importanti corse ben presto portarono la notorietà a livello internazionale. All’estero i successi culminarono con il trionfo della piccola 750 di Baravelli alla Tobruk-Tripoli, mentre nella Mille Miglia del 1940 le Stanguellini fecero la parte del leone con i primi due posti di classe nella 750 e nella 1100.

LA PASSIONE STANGUELLINI CONTAGIA GLI ITALIANI

Nel 1940 la Seconda Guerra Mondiale interrompe temporaneamente l’attività, ma dopo la parentesi bellica Vittorio è pronto a lanciarsi con rinnovato entusiasmo nelle corse e subito ricominciano a piovere le vittorie. Nel 1946 la Squadra Stanguellini vince il Campionato nazionale assoluto Sport e si afferma al Gran Premio del Belgio con la 1100 di Bertani precedendo la Simca-Gordini pilotata dallo stesso Amedeo Gordini.

Il 1947 è l’anno d’oro della Scuderia Stanguellini: i successi si moltiplicano e non passa una domenica senza una vittoria di qualche vettura costruita o elaborata da Stanguellini. La passione Stanguellini contagia gli italiani, che si entusiasmano nel vedere il fervore agonistico di questa piccola scuderia in grado di battere ripetutamente vetture delle classi superiori e di noti costruttori. Aiutato da un pizzico di fortuna, Il giovane Auricchio vince con la 1100 Sport Internazionale il Gran Premio di Pescara davanti alla Ferrari 125S di Cortese, ma nel Circuito delle Cascine a Firenze precede ancora la Ferrari con pieno merito e senza attenuanti a bordo della fida Stanguellini 1100.

LA RIVOLUZIONE TECNICA DELLA BARCHETTA SPORT: I NUOVI MOTORI BIALBERO

Le piccole e veloci Barchetta Sport modenesi subiscono dal 1947 ai primi anni Cinquanta una radicale evoluzione tecnica. I telai sono completamente realizzati all’interno dell’officina utilizzando tubi di acciaio ed alta resistenza per ottenere una buona rigidità e peso ridotto. Le sospensioni e il ponte posteriore rimangono di derivazione Fiat. Nel 1949 viene costruita ex-novo la prima testa bialbero per il motore 1100 che comporta anche complessi interventi nel monoblocco Fiat di serie. Sulla base delle incoraggianti esperienze con il motore 1100 (nel Giro di Sicilia Sergio Sighinolfi stabilisce un record rimasto imbattuto per anni) nel 1950 viene impostato il nuovo motore 750 bialbero di intera costruzione Stanguellini nel quale viene fatto largo uso di lega leggera. I due motori bialbero sono il cavallo di battaglia del costruttore modenese, per il quale è conosciuto nel mondo automobilistico.

GLI ANNI CINQUANTA ALLA “CORTE DEI MIRACOLI”

Le bialbero rafforzano l’immagine delle Stanguellini vincenti nel mondo. In questo periodo la 750 Sport Internazionale e la 750 Corsa dominano sui circuiti italiani ed esteri. Le Stanguellini vincono diverse competizioni, tra cui il Campionato Italiano Classe 750 Sport Internazionale in cui ottengono cinque vittorie in nove anni: nel ‘47, nel ‘52, nel ‘54 nel ‘55 e nel ‘56. Sono tanti anche i successi fuori dai confini nazionali, come ad esempio la vittoria ottenuta dagli americani Behm-Haas-McArthur alla 12 ore di Sebring nel 1957, che ebbe grande risonanza.

Insieme alla notorietà, crescono anche le dimensioni della squadra Stanguellini. Vittorio, completamente impegnato nell’attività commerciale, sportiva, nella trasformazione di telai di autocarri piccoli e medi e nella produzione di banchi prova motore, chiama ad aiutarlo i due collaboratori Renato Cornia e Franco Goldoni, il cui prezioso operato li rende presto indispensabili al successo dell’attività. Un valente suggeritore tecnico è l’ingegner Alberto Massimino, mentre, per la linea delle carrozzerie, scende in campo l’amico Franco Reggiani, disegnatore e artista dal carattere estroverso.

Negli anni Cinquanta il nome Stanguellini è famoso e la sua officina già meta di visite da parte degli appassionati.

Così ne parla Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia” del 1956:
“Stanguellini il trasformatore… trasforma in automobili da corsa comuni automobili Fiat. Industria di calcolo e di esattezza, quella di Stanguellini consiste soprattutto nell’alleggerire le macchine, […] buca tutto quello che può, asporta per togliere peso; strana bottega in cui si pagano ventimila lire per ogni chilo in meno”.

Ecco come chiuse il famoso giornalista sportivo Gianni Marin un suo articolo sul “mago” modenese:
“Ci sarà qualcuno che passando da Modena potrà anche far a meno di salire sulla cima della Ghirlandina o di ammirare la “Secchia rapita” ma se è uno sportivo, una scappata da Stanguellini e una breve visita alla “Corte dei miracoli” (come chiamano la sua officina) non può assolutamente fare a meno di farle”.

GLI ANNI DELLE VITTORIE IN FORMULA JUNIOR

Un assiduo frequentatore dell’officina Stanguellini, divenuto poi un vero amico di famiglia, è il famoso pilota argentino Juan Manuel Fangio. I suoi suggerimenti e i primi collaudi contribuiscono fortemente all’immediato successo delle Stanguellini Formula Junior 1100, le monoposto della nuova formula addestrativa nazionale, divenuta in poco tempo internazionale.

Tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta le Junior modenesi fanno razzia di coppe e trofei collezionando un centinaio di vittorie, tante quante le vetture costruite. Nel 1962 l’ANCAI assegna a Vittorio Stanguellini il Trofeo Mondiale per costruttori di Formula Junior.
I record mondiali di velocità sono un’altra sfida vinta da Vittorio. Pietro Campanella e Angelo Poggio portano il veicolo da record Nibbio con motore Guzzi nell’officina modenese per farlo perfezionare e ne scaturiscono 24 primati internazionali.

Sull’onda del successo viene costruita la innovativa Colibrì con telaio Stanguellini e carrozzeria disegnata da Franco Scaglione. Questa vetturetta dall’aerodinamica esasperata, progettata inizialmente per ospitare il potente e inedito otto cilindri Guzzi 500, conquista nell’ottobre 1963 sei record mondiali sull’anello di alta velocità di Monza spinta dal più modesto monocilindrico Guzzi 250.

Meno fortuna ha un’altra creatura dello stesso periodo: l’ottimo telaio della bella monoposto Junior Delfino a motore posteriore costruita nel 1962 non può sopperire alla minore potenza delle motorizzazioni italiane nei confronti del diffuso propulsore Ford Anglia. L’ultimissima creazione sportiva di Vittorio è una Formula 3, ma il divario tra le forze in campo, soprattutto economiche, non permette di raggiungere l’obiettivo sperato; con grande delusione del figlio Francesco che, ormai patentato, avrebbe voluto portarla in gara.

NON SOLO AUTO DA CORSA​

A metà degli anni Sessanta Stanguellini abbandona le corse per dedicarsi all’attività di vendita e assistenza nella sua officina, lasciando però un’eredità culturale incalcolabile per il mondo automobilistico, e non solo nel campo delle auto da corsa. Già nel Dopoguerra aveva avviato infatti la produzione di alcune vetture stradali, come la Berlinetta 1100 Sport a 4 posti carrozzata da Bertone con carrozzeria coupé chiusa e la Fiat Stanguellini 1200 Bertone, costruita in esemplare unico. L’ultimo modello nato dal genio creativo di Vittorio e sviluppato all’interno della fabbrica di Modena è la Momo Mirage, grossa coupé sportiva con motore V8 5300 Chevrolet trasformato con iniezione meccanica Lucas e carrozzeria Frua, di cui era prevista la costruzione in piccola serie finché la crisi petrolifera non bloccò l’iniziativa dopo la realizzazione dei prototipi.

L’EREDITÀ DI VITTORIO: UN CAPITOLO GLORIOSO DELL’AUTOMOBILISMO ITALIANO​

Vittorio Stanguellini muore il 4 dicembre 1981 a Modena all’età di 71 anni. La stampa automobilistica di tutto il mondo lo ricorda come il papà delle Junior. La passione per le corse è sempre grande e il figlio Francesco, appassionato pilota di auto storiche, ha trasmesso lo stesso entusiasmo ai suoi figli, che portano l’eredità culturale lasciata dalla propria famiglia verso il futuro. C’è una bandiera da difendere, una tradizione e un nome da sostenere: l’attività continua con l’officina di restauro ed elaborazione delle auto storiche, ma soprattutto con il Museo Stanguellini, un luogo magico che custodisce la preziosa testimonianza di un capitolo glorioso della storia imprenditoriale e automobilistica italiana. Preservare e divulgare la storia delle Automobili Stanguellini e di quel mondo di fervore ed entusiasmo creativo da cui scaturirono è la nostra missione. Automobili Stanguellini è uno degli ambasciatori della Motor Valley nel mondo, una meta obbligata per chi vuole conoscere la vera essenza dell’automobilismo italiano.